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martedì 29 luglio 2014

"Alice nel paese delle meraviglie" - Lewis Carroll


Editore UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI/CLASSICI 
Pagine 222
Prezzo 7,50 EURO
Prezzo ebook 3,99 EURO
Anno prima edizione 1865
Genere: Classico 


Nel Paese delle Meraviglie non valgono le leggi della fisica: si cade per chilometri (forse, ma non si è sicuri) senza farsi niente. Non valgono le leggi del buon senso e dell'educazione: una fanciulla britannica di buona famiglia può permettersi di bere intrugli quantomeno sospetti, o di sbocconcellare funghi magici seguendo i consigli di un bruco drogato. Può infrangere tutte le noiose poesie edificanti propinatele da
pseudopoeti bacchettoni, stravolgendole in strofe di una crudeltà e di un'anarchia inaudite. Nel Paese delle Meraviglie non ci sono regole predefinite: è una bambina disambientata a creare il mondo e le entità che lo popolano. Alice non va dove la porta il cuore: va dove la porta il caos.





“Alice nel paese delle meraviglie”, chi mai non lo ha letto, da grande o da bambino? Penso che tutti conoscano, grazie al libro o al cartone, questa straordinaria storia fuori dal comune.
È nata così, quasi per caso, un giorno qualsiasi durante un giro in barca. In una giornata di sole, durante una gita, in compagnia di un amico e di tre piccole sorelle, o furie, come le chiama lo scrittore.
Lorina, Alice e Edith, erano le tre bambine che chiesero a Carroll di raccontar loro una storia ed Alice, fu l’ispiratrice di una storia davvero bislacca.
La storia racconta di una bambina di nome Alice che un giorno, mentre era distesa su un argine con la sorella, vede un Bian coniglio tutto preoccupato, esclamare trafelato “Oh dio! Oh dio! Arriverò troppo tardi!”. Incuriosita e per niente allarmata, Alice segue il coniglio con il gilet e l’orologio in una grande tana di conigli che la fa cadere giù per miglia e miglia, lungo un buco profondo che la porterà in un mondo assai strano, dove il cibo può farti ingrandire o rimpicciolire, dove i bruchi fumano il narghilè, le aragoste ballano la quadriglia, i giardinieri colorano le rose bianche di rosso, le Duchesse cullano maialini e dove la regina di Cuori fa tagliare la testa a chiunque.
Quello che Carroll ha inventato in un pomeriggio, e poi scritto per essere letto dal resto del mondo, è qualcosa di così surreale e folle che è impossibile non trovarlo affascinante.
Lo scrittore è riuscito ad inventarsi un mondo “delle meraviglie” dove a tutti è concesso di essere folli e di vedere il mondo attraverso la lente che più gli aggrada.
Il successo che sta dietro a questo libro è proprio questo: permettere a chiunque lo legga di ritornare ad essere bambini, anche se solo per poche ore.
Leggere “Alice nel paese delle meraviglie” significa fingere di accettare che la follia possa esistere. Vuol dire non trovare strano un coniglio vestito con un gilet che corre perché è in ritardo, vuol dire capire la logica che sta dietro al tè del Cappellaio matto e della Lepre Marzolina, vuol dire considerare la stranezza e la follia come una parte imprescindibile della vita.
Questo libro è un tributo all’infanzia, è la tana del Bian coniglio che ti catapulta nel mondo dell’innocenza e dell’ingenuità di quando si era bambini. Credo che sia l’antidoto ideale per la noiosa responsabilità che l’età adulta, prima o poi, dona a tutti.
Più si cresce e ci si avvicina all’età adulta, più questo libro diventa necessario, non solo per farsi due risate, ma per ricordarsi di quanto era bello quando credere alla follia era così semplice. Perché è questo ciò che il libro ti vuole ricordare: anche se ora sei un adulto, c’era un tempo in cui anche tu credevi nell’esistenza di animali parlanti, cibi magici e giochi strampalati. C’era un tempo in cui le bambine passavano tutto il pomeriggio a prendere il tè con i loro peluche e i bambini giocavano ai fortini e a rincorrersi. Quei bambini poi sono cresciuti, hanno smesso di credere alla magia e non fanno più giochi strambi, ed è a questo che serve questo libro, a ricordarti di quando anche tu credevi nella magia e nel folle.
Nella versione della Feltrinelli, che comprende anche il testo in inglese, ci sono alcune imprecisioni nella traduzione, ma è da apprezzare la possibilità di poter leggere il capolavoro in lingua originale.
Questo libro dovrebbe essere letto, principalmente, due volte: una quando si è bambini, ed una quando ci si è dimenticato di essere stati dei bambini.
Assegno al libro:
4 stelle su 5

Ecco alcune frasi dal libro:

- "E quasi credeva vero tutto quel che è sogno."

- "Eccomi qui proprio nel bel mezzo di una fiaba! Ci vorrebbe qualcuno che scrivesse un libro su di me, ecco quel che ci vorrebbe!"

- "Oh, qui non ci puoi far niente", disse il Gatto, "siamo tutti matti qui. (..)"

- "Bè, ho spesso visto un gatto senza un ghigno", pensò Alice, "ma un ghigno senza un gatto! E' la cosa più strana che io abbia mai visto in vita mia!"

- "E' sempre l'ora del tè, e in mezzo non c'è mai il tempo per lavare le cose."

- "Se non c'è nessun significato", disse il Re, " questo, sapete, ci risparmia un mondo di guai, perché non abbiamo più bisogno di cercarne uno."

sabato 26 luglio 2014

"Harry Potter e il calice di fuoco" - J.K.Rowling



Editore SALANI
Pagine 655
Prezzo 13,00 EURO
Anno prima edizione 2000
Genere: Fantasy 

È un momento cruciale nella vita di Harry Potter: ormai è un mago adolescente, vuole andarsene dalla casa dei pestiferi Dursley, vuole sognare la cercatrice del Corvonero per cui ha una cotta tremenda... E poi vuole scoprire quali sono i grandiosi avvenimenti che si terranno a Hogwarts e che riguarderanno altre due scuole di magia e una grande
competizione che non si svolge da cento anni. Harry Potter vuole davvero essere un normale mago di quattordici anni. Ma sfortunatamente, Harry non è un mago normale. E stavolta la differenza può essergli fatale.







La facilità e la velocità con cui si legge un libro è direttamente proporzionale alla bellezza e alla fascino che quest’ultimo possiede.
Più un libro è avvincente, più la lettura è piacevole e scorrevole, indipendentemente dal numero delle pagine.
Questo nuovo volume della saga di Harry Potter è composto da più di 600 pagine, ma questo non mi ha impedito di leggerlo in pochissimi giorni. Mai 650 pagine sono state così veloci da leggere!
In questa nuova avventura, Harry e i suoi amici sono alle prese con il Torneo Tremaghi, una sfida tra i tre campioni delle scuole di: Hogwarts, Beauxbatons e Durmstrang.
Il Torneo Tremaghi è una sfida pericolosa, durante la quale, in passato, molti partecipanti sono morti. Al torneo, suddiviso in tre prove, può partecipare un solo studente per scuola. Come sempre, le cose, però, non vanno secondo i piani. Quest’anno, infatti, i campioni non sono tre ma quattro. All'ultimo secondo, il calice di fuoco, annuncia un quarto giocatore: Harry Potter.
Hogwarts si trova così con due campioni e Harry è di nuovo nei guai.
Il torneo però non sarà l’evento più pericoloso del quarto anno scolastico di Harry. Un altro avvenimento metterà in pericolo la vita di Harry: il ritorno di Lord Voldemort.
Ormai è di comune conoscenza il fatto che Harry, Ron ed Hermione hanno la sgradevole capacità di ritrovarsi sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Sono una calamita vivete per i guai ma il loro coraggio, il loro stare insieme nonostante tutto e oltre tutto, ti riscalda il cuore e ti emozioni, perché non ti aspetti tutto questo da un unico libro.
In questo volume è custodita la lealtà di chi non accetta di fare la cosa sbagliata, la fedeltà sia nel bene che nel male, verso coloro che più si ama, l’appoggio di un amico sincero, su cui potrai contare, sempre.
La Rowling ha avuto l’abilità di racchiude in un’unica opera: l’intrigo che si cela dietro a una misteriosa serie di eventi, l’invidia che è racchiusa nel cuore di chi non sapeva di amare, il coraggio di chi ha perduto e di chi non è disposto ad arrendersi.
La vita ti mette di fronte a mille problemi, ma non è nascondendosi che li puoi risolvere.
I Mangiamorte ritornano, il Ministero è in subbuglio, Streghe in vacanza spariscono, draghi e creature acquatiche da sfidare, giornaliste antipatiche, pozioni da scoprire e nuovi incantesimi da imparare.
Ogni anno a Hogwarts è particolare e, forse, questo si rivelerà il peggiore per Malfoy, il più promettente per la professoressa Trelawney, il più indaffarato per Madame Pomfrey, il più problematico per Hagrid e il più politicamente impegnativo per Hermione.
Ogni buon libro ha un messaggio da rivelarti, un segreto da svelarti e questo ne ha molti. Se hai la pazienza di capire, e l’attenzione di leggere anche fra le righe, vedrai un mondo in grado di riscaldarti durante le giornate più fredde, vedrai un’amicizia pura, un orgoglio smisurato ed una fierezza che senti appartenerti, perché è questo che è in grado di fare questo libro: ti apre gli occhi verso sentimenti puri, verso la lealtà, l’amicizia e ti fa sentire fiero quando chi hai imparato ad amare fa la cosa giusta, quando chi credevi un nemico si rivela l’amico più sincero, quando ti accorgi di sperare anche quando non c’è più speranza.
Un grande scrittore non è colui che vende tanti libri, ma colui in grado di insegnarti qualcosa che avevi dimenticato di imparare.
Leggere Harry Potter vuol dire anche questo: non smettere mai di imparare.

“Hogwarts, Hogwarts, Hoggy Warty Hogwarts,
insegnaci qualcosa per favore.”

Assegno al libro:
5 stelle su 5

Ed ecco alcune frasi dal libro:

- "Se dicono di sì, manda subito indietro Leo con la risposta, e saremo da te domenica alle cinque. Se dicono di no, rimanda subito Leo e verremo a prenderti domenica alle cinque comunque."

- "Ora, se non esiste contromaledizione, perchè ve l'ho mostrata? Perchè dovete sapere."

- "Il momento è giunto. (...) Il Torneo Tremaghi sta per cominciare."

- "L'anno scorso i Dissenatori, quest'anno i draghi, cos'altro faranno entrare a scuola l'anno prossimo?"

- "Bè, sarà meglio scendere per la tua festa a sorpresa, Harry."

- "Bè, magari hai mandato al diavolo qualche regoletta, Harry, ma sei un tipo a posto."

- "Se vuoi sapere com'è un uomo, guarda bene come tratta i suoi inferiori, non i suoi pari."

- "Capire è il primo passo per accettare, e solo accettando si può guarire."

- "(...) Siamo forti solo se uniti, deboli se divisi."

- "Ma un pò di risate mi farebbero bene. Un pò di risate farebbero bene a tutti."

martedì 22 luglio 2014

"I delitti di Mangle Street" - M.R.C.Kasasian


Editore NEWTON COMPTON
Pagine 348
Prezzo 9,90 EURO
Prezzo ebook 4,99 EURO
Anno prima edizione 2014
Genere: Giallo 

Londra 1882. Il celebre detective Sidney Grice è stato nominato tutore legale di una ragazza rimasta orfana da poco, March Middleton. Eccentrico, esigente e insopportabilmente pignolo, Grice attende l'arrivo a Londra della sua protetta, convinto di trovarsi davanti una sprovveduta donnetta di provincia. Ma quando incontra March, il detective scopre che la sua ospite è tutt'altro che un'ingenua. Anzi, possiede una
certa arguzia e un'insolita attenzione ai dettagli. E, tra una tazza di tè e l'altra, sarà proprio lei ad aiutarlo a risolvere un difficile caso che nel frattempo ha sconvolto la città: l'efferato omicidio di una giovane donna, Sarah Ashby, di cui è stato incolpato il marito William. Una storia torbida che li porterà dal raffinato quartiere di Bloomsbury alle fetide strade dell'East End, dove li attende soltanto il primo di una serie di inspiegabili misteri.







La prima cosa che mi sento di dire, dopo aver letto questo libro, è che, certamente, Sidney Grice non diverrà mai un rivale, né tanto meno l’erede, dell’intramontabile Sherlock Holmes.
Il protagonista di questo libro viene presentato dalla stampa come il nuovo Sherlock Holmes, e una domanda mi sorge spontanea: ma questi lo hanno letto Sherlock Holmes?
Sidney Grice viene presentato come un uomo dall’intelletto ben sviluppato, in grado di risolvere crimini ingarbugliati e complessi e con un carattere scontroso e irascibile. Il suo aspetto, poi, non è dei migliori. È basso, con una gamba più corta dell’altra e con un occhio di vetro.
Leggendo il libro, però, ci si rende conto che Sidney Grice non è affatto l’uomo geniale che si pensa sia, ma è solo un detective personale che pensa solo alla sua fama e alla sua carriera, a cui non interessa minimamente la sorte dei suoi clienti.
Sherlock Holmes risolveva crimini per il piacere di arrivare alla soluzione finale, Sidney Grice risolve crimini per il piacere di intascare soldi, poco importa se siano stati completamente risolti o se la soluzione sia quella giusta.
Nel libro Sidney Grice fa impiccare un uomo prima ancora di aver completamente risolto il caso, e lo incolpa dell’unico omicidio che non ha commesso. Inutile dire che il detective, di questo fraintendimento, non si è dispiaciuto affatto.
Più che a Sherlock Holmes, Sidney Grice assomiglia al poco astuto ispettore Lestrade!
Uno dei pochi personaggi del libro che mi è piaciuto è la Signorina Middleton, l’assistente di Grice.
Dopo la morte del padre, la tutela del signorina Middleton passa al detective, il quale decide di accoglierla perché doveva un favore al padre della ragazza. Mai scelta fu più sensata.
Se Sidney Grice non avesse preso sotto la sua custodia la signorina Middleton, non solo, non sarebbe giunto alla conclusione finale del crimine, ma probabilmente non avrebbe nemmeno accettato il caso, lasciando così che i colpevoli la facessero franca.
Ho trovato questo libro noioso e per niente intrigante. La trama non è delle più brillanti e alla fine si arriva ad individuare il colpevole perché praticamente è l'unico rimasto in vita! Penso che sia un tentativo, venuto male, di eguagliare il successo di Sir Arthur Conan Doyle, che tra l’altro viene citato nel libro. Sir Arthur Conan Doyle compare quando la signorina Middleton si fa male e a riguardo di un futuro libro che scriverà, gli viene fatto dire: “il vostro tutore potrebbe essere un personaggio interessante”. Penso che dobbiamo ringraziare il cielo che Sir Arthur Conan Doyle non abbia preso Sidney Grice come modello per creare Sherlock Holmes!
Sono convinta che associare Sidney Grice a Sherlock Holmes sia un insulto, e sono certa che tutti coloro che stimano e che hanno amato il famoso detective concordino con me.
Se volete leggere un libro giallo allora comprate direttamente i libri di Sherlock Holmes, il vostro intelletto vi ringrazierà, ma se per vostra sfortuna avete già acquistato questo libro: leggetelo. Così che possiate anche voi farvi un’idea di quanto Grice è l’opposto di Holmes.
Concludo, assegnando al libro: 
2 stelle su 5

Alcune frasi dal libro:

- "A Londra ci si può sentire molto soli."

- "La mente umana non è in grado di comprendere e contenere tutta la sofferenza di questo mondo. (...) Se così non fosse, impazziremmo."

- "Lì è cominciato il nostro amore "a seconda vista". E l'amore a seconda vista è eterno. Me l'hai insegnato tu e quindi dev'essere vero."

- "No. (...) Ma se è per questo non veniva nemmeno pugnalato a morte di frequente."

- "Sono i vivi che mi spaventano. (...) Non c'è niente da temere dai morti."

- "Nessun uomo ha il diritto di stabilire che un altro deve morire."

venerdì 18 luglio 2014

"La felicità è un battito d'ali" - Wendy Wallace


Editore PIEMME
Pagine 389
Prezzo 18,00 EURO
Prezzo ebook 9,99 EURO
Anno prima edizione 2013
Genere: Narrativa straniera

Anna è cresciuta in riva al mare, cullata dall'impeto delle onde e dal grido rauco dei gabbiani. Le è stato insegnato a essere forte, come un ragazzo, come il figlio maschio che la sua famiglia non ha mai avuto. Non è abituata a chiedere il permesso prima di fare qualcosa. Non lo chiede nemmeno al marito, che ha sposato da pochi mesi, quando decide di andarsene di casa per qualche giorno e prestare soccorso ai superstiti di un naufragio. Lascia un biglietto e parte. Ma al ritorno l'attende una punizione inesorabile: il marito la fa internare in un istituto psichiatrico per donne della
buona società, dove si ricorre a metodi tutt'altro che nobili per piegare le passioni, sedare gli animi inquieti, curare quell'isteria che secondo la medicina dell'Ottocento è propria della natura femminile. Anna si rende conto ben presto che proprio lì, dove si decide della libertà di esseri umani, nulla è come sembra e c'è chi approfitta del labile confine tra normalità e pazzia per nascondere fini che non hanno nulla a che vedere con la medicina. Nell'impossibilità di spiccare il volo per superare l'alto muro di cinta che isola l'istituto da Londra e dalla vita, Anna cercherà allora l'appoggio di anime affini, menti aperte disposte ad ascoltare la sua voce, la sua verità: una ragazza che si nutre di poesia per placare il suo desiderio di avventura; un giovane medico affascinato dalla nuova arte della fotografia. Ma dovrà anche fare appello a tutta la sua forza di volontà per non lasciarsi piegare.






Penso che per ogni libro ci sia un momento ideale che non solo ci spinge a leggerlo ma che fa insorgere in noi il bisogno di farlo.
Ogni libro ha una sua storia da raccontare e, bello o brutta, ben scritta o mal narrata che sia, a volte, semplicemente, abbiamo bisogno di leggerla, di capirla, di farla nostra.
Ci sono dei libri che arrivano nella nostra vita nel momento esatto in cui noi ne abbiamo più bisogno, sono dei veri toccasana, l’antidepressivo perfetto.
Questo libro è stato per me una “felicità in un battito d’ali”.
Dal titolo poetico, con una copertina invitante, questo libro ha provocato sia il mio odio che il mio amore.
La storia racconta di una donna, la signora Anna Palmer, che viene crudelmente e insensibilmente chiusa in un manicomio da suo marito.
Il manicomio viene fatto passare come una casa di cura in cui le donne ritrovano la pace, ma la verità è che le donne lì vi entravano completamente sane e ne uscivano più pazze di quando vi entravano, se erano così fortunate da uscirne.
Anna, durante la sua permanenza al manicomio, non fa altro che cercare la ragione che si cela dietro la decisione del marito di rinchiuderla lì dentro, e a come fare per uscirne.
Le sue lettere d’aiuto non vengono spedite, i dottori non l’ascoltano, la direttrice si accanisce su di lei, e solo tra le compagne di prigionia riesce a trovare un barlume di gentilezza.
Anna cerca di resistere come meglio può, si avvalla di tutto l’aiuto possibile, perfino di quello del dott. St Clair, che sta effettuando nel manicomio uno studio sulle fotografie e la loro capacità di rivelare l’animo umano. Alla fine, disperata e con un ultimo barlume di speranza, Anna si affida a Catherine, la figlia del proprietario del manicomio, che l’aiuta a fuggire ma non a salvarla.
Quando Anna, infatti, fa ritorno al manicomio deve subire l’ira del proprietario della terribile struttura, diventando vittima di cure crudeli ed estenuanti, che vanno oltre la decenza umana.
Anna si ritrova a vivere in un incubo ma non ha mai perso la speranza. Nonostante le crudeltà che era costretta a vivere, Anna riesce lo stesso a non impazzire e a trovare un angolo di paradiso nel suo cuore.
Quando non ti rimane altro, la speranza si trasforma in tutto.
Ho odiato e amato questo libro allo stesso tempo.
Ho odiato la stupidità umana che veniva descritta, l’ho detestata e non sono riuscita a capirla. Come si fa a concepire il fatto che la violenza e il dolore fisico possano guarire la mente di una persona? E il fatto che oggi noi riteniamo quei metodi barbarici e folli, non mi rincuora, perché tante persone sono morte a causa della stupidità umana.
Di questo libro, però, ho amato il coraggio di chi non accetta di arrendersi, mai. Ho amato la tenacia e la forza alimentata dalla speranza e dalla convinzione che alla fine, anche l’incubo, prima o poi, finisce.
La lettura di questo libro ha provocato in me rabbia, delusione, amarezza, ma anche serenità e gioia.
Questo libro è arrivato nel momento esatto in cui più ne avevo bisogno, nell'attimo in cui avevo più bisogno di un amico che mi dicesse quanto è importante non arrendersi mai, soprattutto verso chi non aspetta altro che la nostra resa.
Leggete questo libro con il rispetto che merita, capitelo e ricordatevi che la speranza è davvero l’ultima a morire.
Per ciò che ha dire, assegno al libro:
4 stelle su 5

Ecco alcune frasi dal libro:

- "Speranza" è la cosa piumata
Appollaiata nell'anima.
E canta la melodia senza le parole.
E mai si ferma. Mai. 
(Emily Dickinson)

- "In quell'anno, soltanto in quel'anno, (...) sono stata viva. Viva nel cuore, nell'anima come non ero mai stata prima e come non mi aspetto di esserlo mai più."

- "A volte penso che sia meglio non vivere che vivere dove non c'è vita."

- "La vita l'aveva tradita."

mercoledì 16 luglio 2014

"Il giardino dei ricordi" - Rachel Hore



Editore CORBACCIO
Pagine 384
Prezzo 9,30 EURO
Anno prima edizione 2009
Genere: Romanzo rosa

Lamorna Cove, una piccola, incontaminata baia in Cornovaglia, nel secolo scorso era il ritrovo di una colonia di artisti. Oggi, Mei spera che possa essere il luogo per sfuggire al dolore della morte della madre e per riprendersi dalla fine della sua storia d'amore. Affitta un cottage nella suggestiva tenuta di Merryn Hall, dove dopo qualche giorno arriva Patrick, il nipote del vecchio proprietario, anche lui reduce dal fallimento di una relazione sentimentale. I due iniziano insieme una lunga opera di ricostruzione del giardino della villa per
riportarlo all'antico splendore e, contemporaneamente, indagano sull'identità dell'artista di alcuni quadri ritrovati da Mei. Scopriranno così a poco a poco la vicenda di Pearl, una delle cameriere di Merryn Hall all'inizio del novecento, divenuta l'amante del nipote del proprietario ma allontanata una volta rimasta incinta. Mei e Patrick si avvicinano sempre più fino a innamorarsi, ma la completa felicità sembra irraggiungibile.






Questo libro mi venne regalato da mia zia alcuni anni fa, ma non ho mai trovato il tempo e il momento giusto per leggerlo. C’erano sempre nuovi libri avvincenti da leggere, nuove uscite o classici intramontabili che non vedevo l’ora di leggere.
Qualche giorno fa, però, decisi che era arrivato il suo momento. Lo avevo lasciato per anni a poltrire su uno scaffale della mia libreria, ed era giunto il momento del suo breve ma intenso attimo di gloria. Era arrivato il momento di permettergli di vivere attraverso la mia lettura.
Quando iniziai a leggerlo mi accorsi subito della sua sorprendente somiglianza con un altro libro che avevo letto anni prima: Il giardino dei segreti di Kate Morton. Le somiglianze erano molte, a cominciare dallo stesso titolo. Entrambi parlano di un giardino, un tempo magnifico, che era ora ricoperto di erbacce e ridotto in malo modo. In ambedue le storie, dei baldi protagonisti, in entrambi un uomo e una donna, si tirano su le maniche per cercare di riportare il giardino all’antica gloria di un tempo e sempre in tutte e due le storie, alla fine, i protagonisti, scoprono che quel giardino nasconde tra l’erba e i rami nodosi una storia avvincente ma anche dolorosa. Qui le loro strade si dividono perché, seppur entrambe le storie posseggono una sfumatura dal gusto amaro, le vicende narrate sono diverse.
Mettendo ora da parte “Il giardino dei segreti”, che riguarda solo apparentemente questa recensione, concentriamoci sulla storia narrata nel “Il giardino dei ricordi”.
Il libro si svolge in due tempi diversi: i primi anni del 1900 e a seguire, che narrano la storia della pittrice/serva Pearl Treglown e gli inizi del secolo 2000 dove ci imbattiamo nella studiosa nonché insegnante d’arte, Mel Pentreath.
Mel, dopo la rottura con il suo fidanzato, si reca in Cornovaglia per scrivere un libro sui pittori di Lamorna che le è stato commissionato da una casa editrice. Su consiglio della sorella, Mel, va a stare in un piccolo cottage che sorge nella proprietà di una vasta tenuta: Merryn Hall. Sia il cottage che la tenuta appartengono a Patrick Winterton, che li ha ricevuti in eredità dopo la morte di suo zio Val.
Merryn Hall è una possente tenuta circondata da quello che una volta era un grandioso giardino, ed è la vera protagonista di entrambe le storie. Due secoli diversi, due amori complicati e lo stesso sfondo, il meraviglioso giardino di Merryn Hall.
Mel, appena arrivata in Cornovaglia, non si mette subito al lavoro, cercando informazioni sui famosi pittori della zona per il suo libro, ma bensì si dedica al giardino infestato di erbacce e rovi. È grazie al suo lavoro che Mel convince Patrick, il proprietario, a ristrutturare il giardino rendendogli la sua antica gloria ed è sempre grazie a Mel, se la vita di Pearl Treglown e la sua inconsiderata bravura con la pittura viene finalmente portata alla luce.
Man mano che uno pezzo di giardino viene ripulito, una frammento sulla vita difficile di Pearl viene alla luce e con esso, la somiglianza tra l’amore incompatibile di Pearl e quello di Mel.
Due vite che a distanza di un secolo scorrono parallele, incontrandosi, sfiorandosi, inseguendosi.
Rispetto all’altro libro sopra citato, considero questo libro meno coinvolgente. Se messi a confronto, trovo che “Il giardino dei segreti” sia più appassionante, ma anche questo libro, a parer mio, ha un certo fascino.
La storia di Pearl è curiosa e intrigante, così come l’amore tra Mel e Patrick fresco e a tratti complicato.
Non è un romanzo dei più straordinari, né uno dei miei preferiti, ma ho apprezzato la storia, è stata una piacevole passeggiata che mi ha fatto ricordare la lettura di un romanzo da me molto apprezzato.
Se volete una storia semplice ma non troppo banale, romantica ma non troppo sdolcinata, curiosa ma non troppo intrigata, allora date una letta a questo libro, e donategli un altro momento di gloria.
Assegno al libro:
3 stelle su 5

Ecco alcune frasi dal libro:

- "Stava solo cercando un posto dove riporre le mutande e invece aveva trovato una storia."

- "Certe notti sogno di essere intrappolato in un lungo tunnel buio dove le urla di uomini agonizzanti vengono soffocate soltanto dal fuoco delle armi e dell'esplodere dei proiettili."

- "Il giardino, come la casa, stava dormendo, i suoi segni vitali si erano arrestati, in attesa di essere risvegliati."

- "C'è tutto il tempo, sai, tutto il tempo del mondo per sistemare le cose in un modo che ci faccia contenti entrambi. L'importante è stare insieme."

sabato 12 luglio 2014

"Orgoglio e pregiudizio" - Jane Austen


Editore MONDADORI  
Pagine 390
Prezzo 9,00 EURO
Prezzo ebook 2,99
Anno prima edizione 1813
Genere: Classico

I Bennet vivono con le cinque figlie a Longbourne, nello Hertfordshire. Charles Bingley, ricco scapolo, va ad abitare vicino a loro con le due sorelle e un amico, Fitzwilliam Darcy.
Bingley e Jane, la maggiore delle Bennet, si innamorano; Darcy, attratto dalla seconda, Elisabeth, la offende con il suo comportamento altezzoso. L'avversione aumenta quando le sorelle riescono a separare Charles da Jane.







Penso di poter affermare quasi con assoluta certezza che “Orgoglio e pregiudizio” sia uno dei libri classici più acclamati e letti delle letteratura dell’Ottocento.
La prima volta che lessi questo libro avevo quindici o sedici anni e non ne ero per niente entusiasta.
Sentivo elogiare questo libro ovunque e da chiunque, ne sentivo parlare nei film, a scuola, nelle librerie, dai lettori e alla fine, benché a quell’epoca non amassi affatto i classici, decisi che lo avrei letto.
Il mio rifiuto verso i classici, e quindi anche verso “Orgoglio e pregiudizio”, era dovuto principalmente alla mia convinzione che “classico” fosse sinonimo di antico, noioso, sorpassato, ma la verità è che un libro classico non è altro che un libro amato a dismisura e letto pagina dopo pagina dai lettori di diverse epoche ed età. Alla fine mi resi conto che “libro classico”, in realtà, era sinonimo di qualità, affidabilità, grandezza e sogni.
Così lessi il libro tanto acclamato di Jane Austen, lo amai, lo acclamai e poi lo nascosi in libreria assieme a tutti gli altri libri.
“Orgoglio e pregiudizio” era ed è tutt’ora uno dei più grandi classici che io abbia letto, se non anche il primo in assoluto.
Nonostante ami infinitamente leggere, non sono mai stata una di quei lettori in grado di rileggere più volte lo stesso libro. Il fatto di conoscere già la storia e il finale del libro mi spingeva a riporlo nella libreria, preferendogli libri che ancora non avevo letto, ma con “Orgoglio e pregiudizio” era diverso. È stato uno dei primi libri che io effettivamente abbia amato e per me era quasi impossibile non rileggerlo almeno una seconda volta.
In questo libro non è raccontata solo una storia ma decine di storie diverse racchiuse e nascoste dietro ad una stessa storia d’amore.
Molti lettori in questo libro vedono una storia d’amore che va al di là dei problemi, dei pregiudizi, del carattere stesso degli innamorati, altri invece, in sottofondo, leggono la parabola sulla rivoluzione francese e altri ancora vedono tra le righe e gli occhi di Elizabeth Bennet, la grande e ineguagliata Jane Austen.
Il motivo che ha spinto tanti lettori a leggere questo libro penso sia proprio questo: la capacità della scrittrice di trasmetterti ciò di cui hai più bisogno in quel momento, e lo fa con una tale sagacia ed intuitiva che è impossibile non stupirsene.
Jane Austen impiegò 17 anni per completare questo libro e penso che sia stato uno sforzo ed un lavoro fruttuoso in quanto, ancora oggi, il suo libro è ammirato ed acclamato a gran voce dalla grande maggioranza dei lettori.
Leggendo “Orgoglio e pregiudizio” non leggi solo una storia d’amore ma anche l’amore e l’affetto che la scrittrice nutre per i suoi personaggi.
La necessità di leggere questo libro si cela dietro alle emozioni che esso provoca, dalla rabbia quando incontriamo Mr. Darcy per la prima volta, all’affetto verso Elizabeth e Jane, all’esasperazione che la Signora Bennet provoca, al nervosismo causato dalla prima dichiarazione di Mr. Darcy e all’amore puro che sentiamo crescere nel cuore di Elizabeth e nel nostro quando ci rendiamo conto che Mr. Darcy è l’uomo che noi tutte vorremmo che ci amasse.
Quante volte abbiamo sognato di essere Elizabeth Bennet e di trovare anche noi il nostro Mr. Darcy? Quante volte abbiamo invidiato il loro amore, il loro sapersi accettare e migliorare a vicenda?
“Orgoglio e pregiudizio” non è solo un classico ma è diventato la storia d’amore che tutti noi vorremmo avere, è diventato la nostra consolazione nei giorni più bui, è diventato la storia che più amiamo.
Questo libro, ormai da tempo, ha cessato di essere solo un romanzo ed è divenuto il sogno in grado di farci sorridere di nuovo.
Vale la pena leggere “Orgoglio e pregiudizio”? Sì, anche solo per innamorarsi di un sogno, anche solo per imparare ad amarsi, anche solo per ridere delle battute del Signor Bennet, sì, vale la pena di leggerlo, anche solo per tornare a sorridere. 
Assegno al libro: 
5 stelle su 5

Ecco alcune frasi dal libro:

- "E' una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo provvisto di un ingente patrimonio debba essere in cerca di moglie."

- "Sei davanti a una difficile alternativa, Elizabeth. Da oggi in poi diventerai un'estranea per uno dei tuoi genitori: se non sposi il Signor Collins, tua madre non ti vorrò più vedere, e se lo sposi, non vorrò più vederti io."

- "A quanto vedo, Lizzy, (...) tua sorella ha pene d'amore. Mi congratulo con lei.Oltre a sposarsi, alle ragazze piace soffrire un pò per amore di quando in quando. Così hanno qualcosa cui pensare e si distinguono dalle amiche. Quando toccherà a te? Non potrai tollerare a lungo di farti sorpassare da Jane. Adesso è il tuo turno. (..)"

- "Ho lottato invano. E' inutile. Non posso reprimere i miei sentimenti. Deve permettermi di dirle con quanta passione io la ammiro e la amo."

- "Cosa ci stiamo a fare, se non offriamo ai vicini qualche motivo di divertimento e non ci facciamo beffe di loro a nostra volta?"

- "(..) Del passato bisogna ricordare solo quello che ci dà gioia."