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martedì 20 giugno 2017

Recensione: "Una ragazza bugiarda" - Ali Land


Editore Newton Compton
Pagine 352
Prezzo cartaceo 9,90 EURO
Prezzo ebook 2,99 EURO
Anno prima edizione 2017
Genere Thriller 

Denunciare la propria madre a soli quindici anni
può essere straziante. Dopo quella decisione, la vita di Annie è completamente cambiata. Ora ha un nuovo nome, Milly, e vive insieme alla sua nuova famiglia: Mike, la moglie Saskia e la figlia, Phoebe. Adattarsi ai loro ritmi e alle loro abitudini è molto più complicato di quanto avesse pensato. E il pensiero del processo che si avvicina, nel quale sarà chiamata come testimone, non le dà tregua. Mike, che inizialmente aveva richiesto l’affidamento di Milly sperando di poterla aiutare, è sopraffatto dai suoi impegni di psicoterapeuta. Saskia riesce a malapena a gestire la figlia naturale, e non è in grado di occuparsi anche di quella adottiva. Phoebe ha reagito malissimo all’arrivo di Milly: è sempre di malumore, vorrebbe che se ne andasse e, per rivalsa, comincia a maltrattarla, spalleggiata dalle amiche. Milly si sente isolata e in cerca di sostegno. Avrebbe assoluto bisogno di qualcuno che le desse ascolto: ci sono segreti che riguardano i crimini di sua madre, di cui sa molto di più di quanto non abbia confessato. Eppure nessuno sembra disposto a farlo…

"Nuovo nome. Nuova famiglia.
Nuova.
Splendida.
Me."

La mia attenzione è stata catturata fin dalle prime turbolenti pagine, dove si racconta di un ragazzina di quindici anni che ha avuto il coraggio di denunciare la madre.
Il caso è oltremodo complicato, nella sua estrema ovvietà.
Dopo essere stata dalla polizia e dopo che questa ha arrestato la madre, Annie, ora ribattezzata Milly, viene portata prima in un reparto psichiatrico e poi affidata momentaneamente a una famiglia, composta da Mike e Saskia e dallo loro figlia Phoebe.
Mike si occupa del caso di Milly, le fa da psicologo e l'assiste durante il processo della madre.
Milly ricomincia così una nuova vita, in una casa e in una scuola diversa, in una famiglia nuova. Ha l'opportunità di assaggiare un'esistenza normale, senza soprusi, violenze, omicidi infantili.
Il suo più grande terrore è quello di assomigliare alla madre, e continuare a volerle bene nonostante quello che le ha fatto.

"Quella notte ti ho detto addio, l'ho sussurrato. Credo anche di aver detto ti voglio bene, sì. E te ne voglio ancora, anche se cerco di non volertene."

Milly cerca con tutta se stessa di andare avanti, adattarsi alla sua nuova realtà, ricavarsi un posto nella famiglia di Mike, ma la cosa le viene un po' difficile perchè Phoebe la prende di mira, deridendola, isolandola, picchiandola perfino.
Pagina dopo pagina, vediamo come Milly tenti di combattere contro i suoi ricordi, contro la voce della madre che la chiama e le invade la testa, mentre viene schiacciata da Phoebe e le sue prepotenze.
Dispiacere, inquietudine, si mischiano per creare una storia da brividi, che istiga la pietà e un'imbarazzante comprensione.
Imbarazzante, perchè alla fine di tutto, ci si sente quasi in colpa a tifare per quella piccola guerriera che cerca di sopravvivere, di trovare il suo posto felice nel mondo.
Un thriller sensazionale, che mi ha rapita e coinvolta come mai avrei pensato.
La traduzione del testo non è delle migliori, ma la trama è a dir poco pazzesca.
Prima fra tutti, ho adorato Milly e il modo in cui ci viene presentata, poco alla volta, senza fretta, sorprendendoci con rivelazioni che mai ci saremmo aspettati o che, più semplicemente, non avremmo voluto che ci confermassero.
Milly è una ragazzina coraggiosa, perchè ha avuto l'ardire di ribellarsi alla madre e alle sue violenze.
Sono rimasta colpita dalla sua capacità di decifrare gli atteggiamenti altrui, riconoscere i sentimenti che animano le persone, e molto spesso sa usare a suo favore questa abilità.
Milly è profondamente segnata da ciò che la madre le ha fatto, sul suo corpo ne porta i segni, nei tagli che si fa per far uscire il male e far entrare il bene.

"Che frasi ti sarebbe piaciuto sentire?
Che non ero come te."

In contrapposizione a lei, c'è Phoebe, che è sempre alla costante ricerca delle attenzioni della madre. E' arrogante, sfrontata, provoca dolore agli altri così come l'assenza del genitore lo provoca a lei.
Non ha paura di superare i limiti della decenza, far male agli altri è il suo sport preferito, e poco importa se lo fa a livello psichico o fisico.
Per lei non sono riuscita a provare compassione.
Che dire poi di questa lettura?
L'ho adorata! Senza se e con pochi ma.
E' un libro permeato da un mistero che non viene mai completamente sciolto, celato dietro a un velo che lascia intendere la verità senza tuttavia mai mostrarla per intero.
Senza dubbi o riserve, consiglio questo libro a tutti gli amanti dei testi psicologici, non ne rimarrete delusi.
Assegno al libro:

- Trama: 5 - Narrazione: 4 - Personaggi: 4 - Cover: 3 - Finale: 4 -

4 Woderland su 5

Dal libro:

- "Al reparto mi avevano detto che la speranza era la mia arma migliore, che mi avrebbe aiutata a superare tutto."

- "Non volevi solo un'aiutante, volevi qualcuno che portasse avanti il tuo lavoro."

- "Un giorno questi ragazzi e queste ragazze dirigeranno il mondo, nel frattempo lo distruggono."

2 commenti:

  1. Ciao!
    La Newton mi ha inviato il libro a sorpresa mesi fa ma onestamente non ho ancora avuto il coraggio di iniziarlo. Si parla di infanticidio e questo mi turba tanto. Magari nei prossimi mesi mi faccio forza e lo affronto: le recensioni lette finora ne parlano benissimo.

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    Risposte
    1. guarda ne parla in modo piuttosto velato, non ci sono scene molto forti, gioco più sul fattore psicologico che sull'evocazione di immagini macabre :)

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