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martedì 8 giugno 2021

Recensione Lettura di Gruppo: "La regina degli scacchi" - Walter Tevis


Pagine 322
Genere Narrativa

Originalità 8
Trama 7
Narrazione 6
Personaggi 8
Descrizioni 5
Ambientazione 6
Finale: Soddisfacente

Voto Finale: 7

Beth Harmon rimane orfana all'età di otto anni.
Va a vivere in un orfanotrofio dove ai bambini vengono somministrate vitamine e tranquillanti. Ben presto Beth ne diventa dipendente.
Nell'orfanotrofio impara però anche a giocare scacchi, è il custode a insegnarglielo, dopo essersi reso conto che la bambina è nata per quel gioco.
Lei lo osserva prima in silenzio, studia le sue mosse e impara da sola le basi, il custode perfeziona poi il suo gioco. 
Dopo tre mesi, il custode non riesce più a battere Beth.
A tredici anni, Beth viene poi adottata e la madre scopre il suo talento per gli scacchi. Formano una specie di società. La madre organizza i viaggi e l'accompagna ai vari tornei e Beth vince, guadagnando soldi per entrambe.
Il sogno di Beth è diventare Grande Maestro Internazionale. Ci riuscirà?

👉 L'idea di una bambina e poi una ragazza abile nel gioco degli scacchi, è decisamente intrigante. 
Una regina degli scacchi dipendente però da tranquillanti e alcool, vizi che possiede fin da piccola.

👉 La narrazione tuttavia è carente, è essenziale, non si perde in descrizioni. Largo spazio viene dato proprio al gioco degli scacchi, con la cronaca delle partite, delle varie mosse.

👉 Molto particolare è il rapporto tra Beth e la madre adottiva. La signora Wheatley non è un genitore severo, anzi, è molto permissiva, lascia fare alla figlia ciò che vuole, a volte la incoraggia a fare cose tipo provare la birra. Non la rimprovera, niente punizioni, è un tipo alla: vivi e lascia vivere. Lei è anche estremamente brava a mentire.

👉 Beth è una ragazzina sveglia, estremamente indipendente dato che a otto anni già si gestisce da sola la sua scorta di pillole. Nei tornei lei è molto spesso l'unica donna presente, tendono a sottovalutarla ma li fa ricredere presto.

👉 Proprio per il fatto che l'autore è vago con le descrizioni, spesso mi perdevo tra i vari personaggi. Quelli principali sono facili da ricordare ma gli altri, in particolare i vari giocatori, sono più difficili da tenere a mente. 

👉 La serie tv è molto fedele al libro, è quasi uguale se non per alcuni dettagli omessi. 
E devo ammettere che preferisco questa al libro.

 

9 commenti:

  1. La lettura è stata piacevole e rilassante, anche se la narrazione mi è sembrata un vero e proprio tributo al gioco degli scacchi. Certo, la trama è incentrata sulla storia di una bambina sfortunata che, con tenacia e dedizione, sia pur nel suo infelice passato ed una travagliata crescita priva di affetti familiari, riesce a trovare la sua dimensione sociale. Ma la costruzione del personaggio, i suoi slanci emozionali, la descrizione degli ambienti, mi è sembrato privo di uno sviluppo interessante e coinvolgente, quasi montato nel minimo indispensabile. Al contrario, mi è parso che il vero protagonista sia il gioco stesso. La complessità del gioco, il dettaglio delle tecniche professionali di attacco e difesa, lo sforzo mnemonico di affrontare sfide che richiedono massima concentrazione, profonda esperienza ed infinita memoria. Da questo punto di vista, laddove il romanzo si confonde in un saggio sulla tecnica degli scacchi, beh, credo che l'autore abbia fatto centro.

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  2. Ciao, non ho letto il libro, ma ho seguito la serie tv, che ho molto apprezzato :-)

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  3. #ladredilibri
    Denise Cau

    Prima della serie tv su Netflix non avevo idea dell’esistenza di questo libro.
    Ho trovato la serie piacevole ed ero un po’ intimorita all’idea che nel libro fossero presenti un po’ troppi tecnicismi scacchistici, invece e’ stata una bella lettura da cui ho faticato a staccarmi nonostante conoscessi già la storia.
    Le descrizioni delle partite di scacchi non mi sono risultate troppo pesanti e ho trovato lo stile narrativo coinvolgente.

    Beth e’ un personaggio intrigante e complesso, ho apprezzato il suo vissuto e il suo percorso. I successi e le soddisfazioni dovuti alle vittorie e le cadute dovute alle sue dipendenze.
    Ho apprezzato anche la piega che l’autore ha dato al rapporto tra Beth e la madre adottiva.
    Se non avessi visto la serie tv però forse avrei faticato un po’ a seguire il filo narrativo con Beltick e Benny Watts, invece così associavo l’attore al personaggio e mi e’ risultato semplice.
    Per curiosità credo cercherò altro scritto da questo autore.

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  4. Il romanzo e' tratto da una storia vera e racconta appunto le vicende di Beth Harmon, che rimasta orfana da bambina, viene portata in orfanotrofio, dove gli operatori dell'istituto, per tenere tranquilli i giovani ospiti, sommistrano regolarmente delle pillole verdi, di cui Beth diventa presto schiava.
    Un giorno, per caso, nello scantinato dell'edificio, trova il custode, il signor Shaibel, alle prese con una partita di scacchi e da quel momento la sua vita cambiera' definitivamente: il gioco, infatti, diventera' per lei un modo per evadere da una triste realta'. Sara' lui ad isegnarle le mosse, ma in poco tempo Beth diventera' piu' brava del suo stesso maestro: la ragazzina ha infatti un vero e proprio talento innato per gli scacchi, riesce a giocare le loro partite nella mente, studiando ogni possibile mossa e correggendo ogni errore commesso.
    All'eta' di tredici anni, Beth viene adottata dai signori Wheatley e decide di partecipare a qualche torneo locale di scacchi per guadagnare qualcosa e poter comunque giocare.
    Da quel momento inizia la sua carriera come scacchista, tutti cominiciano a notarla per il suo straordinario talento che la portara' a diventare una vera campionessa.
    Nel romanzo l'autore affronta diverse tematiche, come quella dell'abbandono, della dipendenza dall'alcool e dalla pillole, quella della sessualita', della solitudine nonche' dell'emancipazione femminile.
    Innanzitutto viene raccontata la vita di Beth e la la lotta contro i suoi demoni interiori. Per la protagonista gli scacchi rappresentano una vera e propria ossessione, tutto cio' su cui poter contare: i pezzi non ti abbandonano, non ti lasciano sola, seguono regole ben precise, si possono controllare, tutto il contrario di quanto e' successo finora a Beth nella vita.
    La figura di Beth assurge altresi' ad emblema di successo per tutto l'universo femminile: in un mondo assolutamente maschilista, lei e' riuscita ad essere "la migliore di tutti i giocatori d'America .... non sarebbe piu' stato un mondo di uomini dopo di lei."
    "La regina degli scacchi" e' un romanzo assolutamente godibile e coinvolgente, ma al contempo e' una storia di formazione e di riscatto sociale, di affermazione personale in un mondo fatto di uomini (specie riferito al periodo in cui e' ambientato il romanzo, gli anni '50-'60).
    "Certo, perche' gli scacchi sono per uomini".
    L'unico neo del romanzo sta forse nell'eccessivo tecnicismo impiegato dall'autore nella descrizione delle singole partite. Per un lettore non appassionato di scacchi, risulta infatti alquanto difficile seguire le tattiche e le mosse messe in atto e pedissequamente descritte nel romanzo. D'altro canto pero' attraverso le azioni, i gesti e le mosse degli scacchi, l'autore, oltre a dimostrare la sua profonda conoscenza della materia, ci svela, in maniera originale ed insolita, i pensieri, gli stati d'animo e i sentimenti della protagonista: la gioia per un trucco ben riuscito, la paura di perdere, il panico che le blocca la mente, il sollievo, la delusione.
    Molto bello il finale, specie la scena conclusiva.
    Valutazione 4/5
    Alessandra Verrucci
    #Bambinisperduti

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  5. Beth Harmon è una bambina che viene accolta in un orfanotrofio dopo la morte della madre. Grazie al signor Shaibel, custode dell'istituto, impara a giocare a scacchi e, insieme alle pilloline verdi che vengono distribuite in istituto, diventano una via di fuga dalla vita grigia che è costretta a vivere.
    La profonda solitudine che prova Beth, anche quando viene adottata, si alleggerisce quando gioca a scacchi.
    Anche se fa fatica ad affermarsi in un mondo che è prevalentemente maschile gli ostacoli principali che deve affrontare sono quelli nella propria mente: l'alcol e le pastiglie che fanno altalenare il suo stato d'animo tra picchi emotivi e stati di apatia. Molto bello, mi è piaciuto tantissimo l'evolversi del rapporto tra madre e figlia, anche se l'ho trovato un pochino lento alla descrizione delle partite a scacchi

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  6. Casata #bambinisperduti
    Titolo La Regina di scacchi
    Traccia  Gold del mese di giugno

    Un libro inizialmente molto avvincente, coinvolgente ed entusiasmante. Proseguendo nella lettura è  rimasta solo la parola " coinvolgente", per me.
    Mi ha coinvolto la storia di Beth quando si trova in orfanotrofio,  il suo imprinting con gli scacchi. La sua amicizia con joanes, che non vedevo l'ora riemergesse verso la fine del libro.
    Tutti i dettagli minuziosi e molto attenti del gioco degli scacchi , hanno fatto in modo che la lettura rallentasse il suo corso , rendendola meno fluida . Magari, penso che per  altri può  essere stato, invece, da stimolo. Per me ...anche no.
    L'ambientazione l'ho adorata, questi anni cinquanta , i colori, il look , la moda del momento per i capelli. Un po  mi ha fatto ricordare The Help e la madre di Beth me la sono immaginata come la madre di Eugenia, fisicamente. Il  rapporto con la madre adottiva è  stato tutto sommato positivo e confortante. Invece mi ha infastidito il padre adottivo  soprattutto  nel momento del suo raggiro riguardo la proprietà  della casa.
    Poi devo dire che....... mi ha impressionato lo stomaco di ferro di Beth .
    La scena più  coraggiosa è , per me, quella in cui Beth fa di tutto per andare a riprendersi le pillole verdi. Già  da li si denota la caparbietà della ragazza a raggiungere con successo i suoi obbiettivi.
    Guarderò  la serie sicuramente. Il libro non so se lo consiglierei.
    ⭐⭐/5

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  7. RECENSIONE
    Ottilia Mason
    Casata #bambinisperduti
    Titolo: La regina degli scacchi di Tevis.
    La giovane Beth rimane orfana ad 8 anni e ora vive in orfanotrofio e conosce un'altra bambina: Jolene. Gli orfani vengono calmati con delle pillole di cui Beth diventa dipendente. Conosce un appassionato di scacchi che la introduce nel gioco a cui la bambina si sente attratta e ne fa pian piano la sua professione anche dopo essere stata adottata. Parte da tornei locali fino al raggiungimento del torneo mondiale in Russia.
    Mi sono piaciuti i momenti di strategia ed azione durante le partite. Contrariamente alla maggioranza (credo) che si lamenta dei tecnicismi, io ne sono affascinata. Mentre quando si cerca di delineare il carattere di Beth con i suoi vizi, che partono dai sedativi e poi si evolvono nell'alcolismo, trovo le descrizioni molto bidimensionali. Voglio dire che davanti ad ogni difficoltà l'unica soluzione sembra essere l'abuso di qualche sostanza tossica/chimica. Non mi è piaciuto il messaggio che trasmette, in definitiva. Credo che l'autore non riesca a cogliere tante sfumature che avrebbe potuto dare alla protagonista facendola agire ogni volta in un determinato modo. Jolene quindi diventa un po' la sua 'salvatrice' cercando di rimettere Beth sulla retta via.
    A parte questa critica, il libro mi ha incuriosito sul gioco degli scacchi e gli schemi che mi piacerebbe approfondire.
    ⭐⭐⭐⭐

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  8. Martha Fa
    #ladredilibri

    Sin da subito questo libro mi ha affascinata e catturata: ci si affeziona al personaggio di Beth, nella sua unicità e complessità. La storia si sviluppa molto velocemente e le vicende di Beth vengono narrate e descritte in maniera quasi perfetta. Particolare e di rilievo è il topic del libro, ossia il gioco degli scacchi e la modalità scelta dall’autore di descrivere le partite. Ho apprezzato molto questo libro e ho vissuto le partite di scacchi di Beth, seppur io non abbia mai imparato a giocare, nonostante gli sforzi e i tentativi di mio papà e di mio fratello, ricordando lo spirito agonistico (che non ho ancora perso…) di quando giocavo a pallavolo: della grinta e della tenacia di Beth, del desiderio di affrontare i Grandi Maestri, sicuramente con più esperienza di lei, quasi l’unica donna appassionata di questo gioco.
    Più di tutti, mi ha emozionato il momento in cui Beth, intervistata da un giornalista, rende grazie a William Shaibel che l’ha introdotta a questo gioco e che le ha dato una motivazione per resistere e aggrapparsi in quegli anni non proprio positivi.
    Inoltre, mi sarebbe piaciuto che il libro narrasse anche dell’età adulta di Beth e sviluppasse il proseguo della sua vita.

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  9. Antonella Golia
    #Lostinausten

    Beth è rimasta orfana da piccola e nell’orfanotrofio in cui è ospitata fa il magico incontro con gli scacchi. E’ pressocchè inutile dilungarsi sulla trama, ben conosciuta soprattutto grazie alla serie Netflix. E’ invece interessante soffermarsi sull’abbattimento di alcuni stereotipi come ad esempio il gioco degli scacchi indicato solo per maschi. Beth con la sua passione e il suo studio del gioco sfata questo mito e rende il gioco a tratti poetico. Poco spazio viene dato alla dipendenza dai tranquillanti che a mio parere è il punto focale da cui parte il tutto. Ottime le descrizione del gioco ma la scrittura è atratti pesante. La serie rende benissimo le atmosfere narrate dall’autore, forse meglio che nel libro. Purtroppo meglio la serie del libro.

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