Translate

domenica 22 aprile 2018

Recensione: "Il bufalo della notte" - Guillermo Arriaga


Editore Fazi
Pagine 274
Prezzo Cartaceo 17,00 €
Prezzo Ebook 9,99 €
Prima Pubblicazione 2004
Genere Narrativa Straniera

In una Città del Messico affascinante e oscura, le vite di tre amici si intrecciano in maniera inestricabile sullo sfondo urbano della metropoli. Gregorio, che soffre di schizofrenia e a ventidue anni si uccide con un colpo di pistola; il suo migliore amico Manuel, perseguitato dal ricordo della malattia mentale di Gregorio, dallo spettro di un’amicizia tradita, dal mondo di violenza e di ossessione che circondava la vita dell’amico suicida; e la misteriosa Tania, ex fidanzata di Gregorio con cui Manuel ha una tormentata relazione. Giovani alla deriva, che cercano disperatamente un appiglio nel mare mosso della vita. Scritto con l’agilità di un copione
cinematografico, Il bufalo della notte è un emozionante romanzo dalle tinte notturne, una storia ai confini della delinquenza e della normalità, il racconto di un rapporto viscerale di amore e amicizia che sopravvive alla morte. Pochi scrittori al mondo sanno trattare le emozioni e i sentimenti forti e violenti come Guillermo Arriaga, pochi scrittori sanno affrontare con tale potenza narrativa il lato più oscuro dell’esistenza umana e allo stesso tempo illuminarla della luce della speranza e del perdono.

Gregorio, il re Mida della distruzione, non aveva nemmeno ventitré anni quando si è suicidato.
Da tempo soffriva di schizofrenia, la sua mente era il suo tormento.
Gregorio era pericoloso per sé e per gli altri e nemmeno da morto ha smesso di perseguitare Manuel.
Gregorio e Manuel erano migliori amici, a parole. In realtà Manuel si sentiva oppresso dall'amico.
Da lui era stato costretto a farsi tatuare un bufalo azzurro, un tatuaggio che avevano in comune, simbolo della cieca lealtà tra di loro. Simbolo che Manuel ha poi tentato di raschiarsi via con la pietra pomice.
Senso di colpa? Per via di quella ragazza in comune, Tania, la fanciulla sempre in fuga, che scappa ogni volta che sulla soglia compare un problema.
Scappa quando Gregorio si suicida, scappa quando le cose con Manuel si fanno complicate, scappa, scappa, ma ritornerà sempre?
Tra la disperazione, l'imbarazzo, la sofferenza del gesto di Gregorio, non si può fare a meno di pensare a quel perchè che ha dato il via a tutto. Ed ecco poi arrivare una scatola misteriosa, lettere dall'oltretomba.
Manuel dovrà confrontarsi con la realtà di Gregorio.
E alla fine, chi tra loro sarà il vero pazzo?
Più che intorno ai personaggi, credo che questo libro ruoti intorno alla pazzia, tanto che alla fine viene spontaneo dubitare della stabilità mentale di tutti.

"La pazzia può essere più spaventosa della morte."

Cosa singolare, in questo testo non ho amato nessun personaggio, anzi! Li ho odiati quasi tutti, soprattutto quando maltrattavano gli animali, quando sparavano a un cane per provare l'efficacia della loro pistola rubata.
Più di tutti ho odiato però Tania, quella ragazza che i due migliori amici si condividevano. L'ho trovata falsa, una bugiarda nata, priva di lealtà.
L'ho detestata quasi quanto Daisy di "Il grande Gatsby" (e credetemi, lei l'ho odiata sul serio!).
Questi personaggi hanno però delle menti molto particolari, quasi contorte, in alcuni casi più degli altri.
Ho amato il modo in cui l'autore fuorviava la realtà, mostrando che in tutti può esserci un pizzico di follia.
Questo libro è sconcertante, mi ha disorientata, mi ha fatta ricredere più e più volte.
Ogni volta che credevo di essere riuscita a inquadrare un personaggio, ecco che spuntava dalla storia un evento o una rivelazione che cambiava la mia opinione.
E alla fine, nonostante l'antipatia per i personaggi, posso dire di aver adorato questa lettura.
Perchè è vero che i personaggi non brillano in quanto pregi, ma forse sono proprio quelle loro imperfezioni a renderli così intriganti.
Questi personaggi non sono stati creati per piacere, ma per essere reali, per raccontare una storia in declino, pregna di emozioni forti come un amore possessivo, una gelosia cocente, un tradimento lacerante, un'amicizia oppressiva.
Quando ho preso in mano il libro avevo pregiudizi abbastanza negativi, mai mi sarei aspettata che questa storia mi piacesse così tanto.
Ho decisamente sottovalutato questo libro e la sua storia piena di oscurità e immagini cupe.
Ho scoperto poi che nel 2007 è uscito anche il film. Dopo il successo di questa lettura, sono curiosa di vedere la rappresentazione cinematografica.
Prima però, assegno al libro:

- Trama: 4 - Narrazione: 4 - Personaggi: 4 - Cover: 4 - Finale: 3 -

5 Wonderland su 5

Dal libro:

- "A poco erano servite le finestre sprangate con le assi e le sbarre di ferro, la porta senza serratura, la pazienza, l'amore, i calmanti, le sedute di elettroshock, i mesi rinchiuso negli ospedali psichiatrici, il dolore."

- "La pallottola attraversò in diagonale il cervello facendo esplodere al suo passaggio arterie, neuroni, desideri, tenerezze, odii, ossa."

- "Gregorio era morto per così tante ragioni che mi rifiutai di pronunciare la parola 'suicidio'."

venerdì 20 aprile 2018

Recensione Lettura di Gruppo: "Il mio inverno a Zerolandia" - Paola Predicatori


Editore Bur
Pagine 239
Prezzo Cartaceo 16,50 €
Prezzo Ebook 6,99 €
Prima Pubblicazione 2012
Genere Narrativa Straniera

Alessandra ha diciassette anni quando la sua mamma muore dopo una lunga malattia. Rimasta sola con la nonna, torna a scuola decisa a respingere le attenzioni dei compagni che sente estranei, impegnata com'è nella manutenzione del suo dolore. Per questo cambia banco e prende posto vicino a Gabriele detto Zero, la nullità della classe: desidera solo essere ignorata dagli altri, come succede a lui. Ma Zero è più interessante di quanto sembra. Ha una gran passione e un vero talento per il disegno; nella sua apparente noncuranza è attento e sensibile; è lui a soccorrere Ale sbucando inaspettato al suo fianco quando lei ha bisogno di aiuto. Piano piano un sentimento indefinibile prende forma tra le pareti della
classe e la spiaggia d'inverno, grigi fondali di una storia semplice e complicata insieme: perché Alessandra è tanto lucida nel rivisitare il ricordo della madre quanto confusa nel prendere le misure di se stessa e di ciò che prova. E Gabriele è abilissimo a sparire proprio quando lei scopre di volerlo vicino. E la voce di Ale, ruvida nel dare conto del presente, dolcissima nell'evocare il passato, a raccontarci la storia di una perdita, una storia di scuola, una goffa, incerta storia d'amore. "Il mio inverno a Zerolandia" è tutto questo. E dimostra che la somma di due zeri non è zero, ma molto, molto di più.

Alessandra ha diciassette anni quando vede la madre morire di cancro.
"Il mio inverno a Zerolandia" è la raccolta dei suoi pensieri, della sua tristezza, dei ricordi legati alla madre.
Il libro mostra una giovane Alessandra che affronta la perdita della madre, più che la sua malattia.
I fatti narrati, infatti, sono più che altro postumi la morte del genitore.
Vediamo quindi Alessandra alle prese con le classiche frasi di circostanza, le premure degli altri, i sorrisi carichi di imbarazzo. E forse è proprio per questo che lei compie un'azione singolare: sedersi vicino a Zero.
Quando torna a scuola, Alessandra sa che le cose non sono più come prima, come potrebbero esserlo? Sua madre è morta, la sua vita è cambiata, e per una volta tanto, essere ignorati dagli altri non è poi tanto male, soprattutto quando si è a pezzi e si vorrebbe solo stare soli con il proprio dolore.
Ed ecco quindi che nella storia di Alessandra fa capolino un'altra figura: Gabriele, soprannominato da tutti Zero, da quella volta che una professoressa ha detto davanti a tutti che lui "è zero".

"E' così che ti fa sentire Gabriele: è uno che non ha bisogno di niente."

Zero, un soprannome impietoso che sottolinea quanto lui conti poco per gli altri, quanto sfigato lo considerino gli altri.
Zero è un ragazzo invisibile, che gli altri evitano accuratamente per non essere contaminati e divenire a loro volta degli zeri. E' un ragazzo solitario, che viene notano solo quando mette in scena uno show per il divertimento di quei suoi insensibili compagni.
E' difficile capire poi perchè Gabriele continui ad andare a scuola. Fa scena muta alle interrogazioni,  non parla con gli altri, pensa solo a disegnare, cosa in cui è tremendamente bravo.
Gabriele sembra vivere in un mondo tutto suo, un mondo in cui anche Alessandra vuole vivere.
Così, mentre lei ripensa alla madre tramite i ricordi, le parole delle amiche, nei silenzi carichi di pensieri, si avvicina sempre di più a Zero e a quella sua presenza confortante.

"Zero e Zeta, una coppia agli estremi: il ragazzo invisibile e la ragazza ombra, due di compagnia, non c'è che dire."

"Il mio inverno a Zerolandia" è un mix di dolcezza e tristezza. Di amore e perdita.
Vediamo contrapposti due sentimenti profondi: da una parte, la sofferenza per la perdita di una persona amata; dall'altra, la nascita e la crescita di un affetto verso un ragazzo fino a quel momento ignorato.
Alessandra è confusa dalle mille emozioni che prova. Emozioni che non sempre riesce a decifrare.
Ha subito un forte trauma che ha messo in discussione la sua vita, la sua quotidianità e ciò le fa prendere decisioni non sempre esemplari, ma la scelta di sedersi vicino a Gabriele, l'aiuterà più di quanto potesse immaginare.

"Abito l'istante, senza guardare avanti o indietro. Io sono."

"Il mio inverno a Zerolandia" è stato, tutto sommato, una bella lettura. Il testo scorre velocemente, grazie anche ai capitoli brevi che spesso non occupano più spazio di una pagina.
Mi dispiace però che il rapporto tra Alessandra e Gabriele non sia stato ampliato maggiormente, avrei voluto che l'autrice approfondisse il loro legame.
Il finale non è poi d'aiuto, ci lascia con il dubbio.
In conclusione, trovo che il libro sia scritto molto bene, alcune parti sono pura poesia. Il rapporto tra Alessandra e Gabriele è molto dolce, quasi ingenuo, motivo per cui l'ho apprezzato molto.
E' invece commovente il percorso che la protagonista compie, attraverso e oltre la malattia della madre.
Assegno al libro:

- Trama: 4 - Narrazione: 4 - Personaggi: 4 - Cover: 4 - Finale: 3 -

4 Wonderland su 5

Commenti dalla lettura di gruppo:

Roberta:
"Mi ha delusa un po'. Anzi abbastanza. Gabriele non e per nulla approfondito come personaggio, e anche gli altri personaggi sinceramente sembrano avere tutti il ciclo, lunatici, cambiano idea continuamente. Le parti in cui parla della madre sono molto tristi e comunque sembra lasciato in sospeso..continuera?"

Roberta:
"L'ho trovato un romanzo che si fa leggere tranquillamente, scorrevole ma senza quello sprint che pensavo arrivasse. La storia è tra classici problemi degli adolescenti. Com'è difficile essere adolescenti per tutte le generazioni.
L'ho trovato molto promettente con un potenziale peccato senza quella grinta in più che lo avrebbe reso spettacolare.
Mi piacerebbe sapere come va tra Alessandra e Gabriele......chissà se arriverà il seguito!!!!"

Clara:
"Bellissimo, si legge che è una meraviglia. La trama mi è piaciuta. Unica pecca il finale aperto, spero in un seguito!!"

Maria:
"Mi è piaciuto e mi ha fatta commuovere. La storia tra Alessandra e Gabriele è dolce, innocente e mi ha fatta stare con il fiato sospeso. Anche io avrei voluto vedere come proseguiva la storia tra i due... chissà che non ci sia in futuro il seguito!"

Marianna:
"Drammatico, commovente ma anche profondo, leggero e spensierato, solo come l'adolescenza sa essere."

Francesca:
"Mi ha lasciato addosso molta tristezza e nonostante sia scorrevole e a tratti carino non mi ha convinto così tanto come pensavo. Diciamo che forse me lo aspettavo un poco più frivolo e leggero."

Carmen:
"La trama era bella peró la storia ha davvero deluso le mie aspettative.
La protagonista è Alessandra; una ragazza che ha perso la madre; i capitoli scritti bene sono proprio quelli dove Alessandra parla della madre.
La " storia " se così si puó chiamare tra Alessandra e Zero è inesistente.......
l'autrice poteva sviluppare meglio il libro."

Rossana:
"Sono giorni che ho finito di leggere questo romanzo ma mi è servito un po’ di tempo per rifletterci. Anche io ho vissuto questa brutta esperienza la perdita di mio padre quando avevo 20 anni qualche anno in più della protagonista e mi sono ritrovata molto in lei."

Alessandra:
"Molto bello, toccante quando Alessandra ritorna col pensiero alla mamma. È un libro triste, malinconico ma anche positivo e delicato. Mi sarei aspettata una conclusione più approfondita, invece è lasciata lì quasi frettolosamente."

Monica:
"Libro toccante e profondo, sulla sofferenza, la perdita ed il distacco, la difficoltà di comunicare e capirsi..è impossibile non affezionarsi ad Alessandra e Gabriele...consigliatissimo."

Dal libro:

- "Per questo adoro Zerolandia. L'unica regola da rispettare qui è un rigoroso silenzio monastico: se vuoi parlare puoi farlo a cenni oppure puoi usare l'alfabeto Morse, se lo conosci."

- "Ripenso a lui tutta la sera, come se fosse il ragazzo che inseguo da una vita e che oggi per la prima volta mi ha rivolto la parola."

- "E anche tu alla fine diventi una cosa diversa, ma in qualche modo più giusta. Non sarai il pensiero assiduo che fa male, ma la cosa inaspettata che ci sorprende e ci libera."

sabato 14 aprile 2018

Recensione: "La foresta assassina" - Sara Blaedel


Editore Fazi
Pagine 301
Prezzo Cartaceo 10,00 €
Prezzo Ebook 6,99 €
Prima Pubblicazione 2018
Genere Giallo

È una notte importante, per il quindicenne Sune. Cresciuto in una comunità neopagana scandinava, è finalmente giunto il momento del suo rito di iniziazione: insieme al padre uscirà di casa bambino, per farvi ritorno da uomo. È il suo rito. Un falò è stato acceso in mezzo alla foresta; le lingue di fuoco vibrano nell’oscurità e le ombre nere oscillano fra gli alberi; gli uomini sono tutti lì per lui, per accoglierlo nel loro cerchio. E poi, ecco una donna. Una prova difficile… Quella notte Sune sparirà nel nulla. Le indagini sono affidate alla detective Louise Rick, che è tornata al dipartimento di polizia dopo una lunga assenza forzata. Hvalsø, teatro della scomparsa del ragazzo, è il suo paesino d’origine, e per Louise questo caso si rivela un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, che la costringerà a fare i
conti con i misteri del suo passato: il suo fidanzato potrebbe non essersi suicidato, come credeva. Correndo gravi pericoli, riscoprirà poco alla volta una cittadina dove il manto invernale del Nord ha coperto ogni cosa ma dove, dietro paesaggi gelidi e immacolati, si nascondono terribili segreti e legami mortali.
Dalla regina del crime danese, dopo Le bambine dimenticate torna l’indimenticabile Louise Rick in un poliziesco dall’atmosfera soffusa e avvolgente.

"La foresta assassina" è il seguito del brillante giallo "Le bambine dimenticate", libro che ho semplicemente adorato!
Gli avvenimenti di questo libro si ricollegano direttamente al precedente, consiglio quindi di recuperare l'altro volume se ancora non lo avete letto.
Nel primo libro, la detective Louise Rick, capo del Servizio Investigativo Speciale di Danimarca, si è occupata degli omicidi di una serie di donne, questa volta, invece, dopo aver trascorso un periodo in malattia a causa dello choc avuto al termine delle precedenti indagini, le viene assegnato un caso di scomparsa di minore.
Come nel primo libro, anche questo è ambientato in gran parte nelle foreste danesi, nelle quali avvengono macabri rituali.
Al centro delle indagini di Louise, c'è Sune, un quindicenne in procinto di affrontare la sua iniziazione, che ha lo scopo di renderlo, agli occhi della comunità neopagana, un adulto.
Il rito religioso, tuttavia, non va a buon fine. Sune sparisce quella stessa notte.
Il caso riguarderà Louise da vicino. Per lei sarà un ritorno nel passato, tra gente conosciuta e tragedie che ancora feriscono.
Verranno evocati fantasmi mai dimenticati, in particolare, quello del suo defunto fidanzato, la causa della cui morte viene ora messa in discussione.
Per Louise è arrivato il momento di affrontare i demoni del passato, di dare pace alle vittime di macabri delitti.
Insieme a lei, lavorerà Eik, figura già conosciuta nel precedente libro.
Durante la lettura, oltre che alla soluzione del caso, ero molto interessata allo sviluppo della storia tra le detective e Eik, storia già accennata nel precedente volume.

"Solo quando si furono allontanati abbastanza, lui la trasse a sé e la strinse fra le braccia, e lei scoppiò a piangere, sfogando un antico dolore."

Questa volta, l'autrice ci conduce tra i riti e le tradizioni di una comunità neopagana scandinava. Cosa che ho amato!
Mi è piaciuto scoprire questa comunità insolita, poco conosciuta, così estremista nelle sue regole ma sotto alcuni punti di vista, anche spirituale.
L'ambientazione principale è il bosco dove vive l'amica di Louise e dove avvengono i rituali neopagani.
Il bosco è ricco di vita, su di esso circolano molte storie e credenze, cosa che lo rende affascinante ma anche terrificante.
Boschi maestosi, luoghi di riposo trasformati in scene del crimine.
In questo libro vengono mostrare immagini crudeli, forti, scenari raccapriccianti, tenebrosi.
In certi punti il testo fa accapponare la pelle, fa venire i brividi.

"Quello è un girone infernale, e non se ne esce."

Una cosa che adoro dei gialli della Blaedel è che affondano le radici nel passato.
In questo caso, in particolare, si andrà a scovare nel passato di Louise, passato colmo di sofferenze e menzogne.
Non ho amato il fatto che fin da subito venissero svelati i colpevoli. In pratica, tutta l'adrenalina delle indagini, sta nella ricostruzione dei fatti che hanno portato a quel tragico finale. E' questo il punto di forza di "La foresta assassina", il retrocedere nel tempo per portare alla luce antichi avvenimenti e accordi mostruosi.
Ed ecco quindi che il libro ci fa fare un tuffo tra i miti neopagani, tra foreste sporche di sangue, tra cimiteri profanati.
Emergeranno verità che sconvolgono, bugie che feriscono, sordidi segreti.
A questo libro preferisco però il primo, anche se entrambi gli scritti sono caratterizzati da indagini intriganti quanto brutali.
In conclusione, mi è piaciuto molto leggere questo libro, che mi ha tenuta con il fiato sospeso fino alla fine. Gli avvenimenti si susseguono uno dopo l'altro e non mancheranno di sorprendere anche nel finale.
Non vedo l'ora di leggere il prossimo.
Assegno al libro:

- Trama: 4 - Narrazione: 4 - Personaggi: 4 - Cover: 3 - Finale: 4 -

4 Wonderland su 5

Dal libro:

- "Louise si sentì catapultare in un altro mondo, in cui il tempo aveva cessato di fluire."

- "Cosa te ne fai, del coraggio, se ti porta a farti ammazzare?"

- "Abbiamo giurato di non dire nulla, e di restare fratelli, con tutto ciò che la cosa comporta."

lunedì 9 aprile 2018

Recensione in Anteprima: "All'ombra di Julius" - Elizabeth Jane Howard


Editore Fazi
Pagine 274
Prezzo Cartaceo 20,00 €
Prezzo Ebook 9,99 €
Prima Pubblicazione 1965
Genere Narrativa

Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo.
Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.
Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard.



Esce oggi in libreria "All'ombra di Julius" libro di Elizabeth Jane Howard, autrice della splendida saga Cazalet.
Lo stile di questo libro rispecchia molto quello della serie che vede protagonista la famiglia Cazalet.
Un manipolo vario di personaggi le cui vite vengono messe a nudo per noi.
Tra questi, c'è Emma, ragazza di ventisette anni che lavora come lettrice e redattrice nella casa editrice di famiglia. Vive con la sorella Cressy in una bella mansarda.
Cressy ha trentasette anni e un matrimonio disastroso alle spalle. Soffre perennemente d'amore, come la sorella, non ha ancora trovato l'uomo in grado di farle battere forte il cuore.
Ci sono poi i loro genitori. Esme, preoccupata per Emma per via di quel matrimonio che tarda ad arrivare, e Julius, uomo disinvolto, dall'educata spavalderia, che una mattina di maggio del primo anno della seconda guerra mondiale, esce dalla porta di casa senza più fare ritorno.
C'è anche Dan, scrittore di poesie senza soldi che si imbatte in Emma quando va nella sua casa editrice per riscuotere un pagamento.
C'è infine Felix, un dottore che pensa ancora a quella donna più vecchia di lui di cui è stato l'amante prima della guerra.
Ed ecco tutti questi personaggi unirsi per un fine settimana ricco di emozioni.
Tutto inizia una mattina di novembre, un venerdì come tanti altri, che sconvolgerà le vite dei nostri protagonisti.
Il libro ricopre un arco di tempo che va da venerdì a domenica ma nel mentre accenna anche ad avvenimenti passati.
Pagina dopo pagina, ci viene dato infatti modo di conoscere meglio i personaggi, che fino alla fine ci sorprendono con le loro vite. Vite comuni, imperfette, delineate così bene da sembrare reali. Un tripudio di problemi, sentimenti e ricordi. 
Cressy mi ha fatto un po' pena per via della sua costante ricerca di una relazione stabile. E' incline a illudersi, a credere agli altri senza troppi problemi.
Emma, invece, con la sua spensieratezza, mi ricorda invece Elizabeth Bennet, mentre la madre, che non vede l'ora di vederla sposata, evoca la figura di Mrs Bennet.
Io sono per natura curiosa, motivo per cui adoro i libri della Howard, mi danno l'opportunità di scivolare tra le vite di decine di personaggi, di conoscere le loro storie, i loro pensieri, le paure e i sogni. Proprio come ha fatto questo libro.
Con entusiasmo, sono entrata a far parte delle esistenze di Emma, Cressy e tutti gli altri personaggi che con le loro peculiarità, con le loro storie, mi hanno tenuto compagnia, facendomi perdere la nozione del tempo.
Mentre leggevo, sono sprofondata tra le pagine del testo. Ho seguito l'autrice, mi sono lasciata condurre dalla sua narrazione, ho affiancato i vari protagonisti, vivendo con loro ogni momento.
"All'ombra di Julius" è un romanzo pieno di vite, desideri e quotidianità.
Ho letto con piacere questo libro, sempre pronto a stupire con qualche nuova rivelazione.
Gli eventi si susseguono poi con ritmo costante, c'è sempre qualche nuovo avvenimento pronto a incuriosirci, è sorprendente il numero di pagine che la Howard ha riempito raccontando di tre semplici giorni, anche se, non mancano i tuffi nel passato.
Diverse sono poi le rivelazioni sconcertanti che renderanno la lettura più avvincente.
Il finale l'ho trovato però un po' scontato.
Insomma, se avete amato i Cazalet, allora non potete perdervi questo nuovo libro, a cui assegno:

- Trama: 4 - Narrazione: 4 - Personaggi: 4 - Cover: 4 - Finale: 4 -

4 Wonderlad su 5

Dal libro:
- "Ma come si fa a rendersi felici?"

- "Se ne era scordato: la vita era così piena di ostacoli che era impossibile viverla."

- "Se riesco a guarire lei, si disse, sarà già una soddisfazione insperata."